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La storia

Silvia Cappuccio, designer

Diversi anni fa, in Sicilia, mi trovo per caso in una piccola spiaggia quasi interamente occupata da sordi. Non molto tempo dopo mi trovo in una situazione molto simile in un bar di Milano. E’ così che inizio a chiedermi come vivono queste persone, se rappresentano un mondo a sé. Comincio quindi un’analisi di tipo antropologico: mi documento, entro in contatto con i ragazzi della comunità sorda di Genova e inizio a conoscerli. Scopro che sì, sono un mondo a sé…Interessante e ricco di spunti.

In contemporanea con questa mia esperienza vado a visitare la mostra “Dialogo nel buio”, un itinerario guidato da un cieco alla riscoperta di “un nuovo modo di vedere”. La mostra accende in me diversi interrogativi: come sarebbe un mondo silenzioso? La progettualità può essere utile a colmare questa distanza fra sordi ed udenti?

Così decido di proseguire il discorso attraverso la mia tesi di laurea (Design della Comunicazione – Politecnico di Milano) con il professore Luca Fois. Invento un concept di locale dedicato al silenzio, in cui per comunicare non si usa la parola e il silenzio e linguaggio del corpo diventano gli unici strumenti possibili di comunicazione. Dopo la tesi, presento il progetto in altri contesti –come il Pechakucha– a partire dai quale iniziano le prime collaborazioni.